Si presume che i primi a scoprire l’esistenza della Grotta del Cavallone siano stati i pastori che numerosi popolavano la Maiella per gran parte dell’anno con i propri greggi. Purtroppo però non ne abbiamo ancora testimonianze certe. Di seguito, in linea cronologica, le varie scoperte ed esplorazioni che hanno portato alla luce questo favoloso mondo sotterraneo.

1666. Prima traccia di un’esplorazione: la data è incisa nel Sasso dei nomi antichi, insieme ad altre iscrizioni, all’ingresso della Grotta.

1704. Il medico Jacinto de Simonibus e D.A. Franceschelli effettuarono una più accurata esplorazione delle Grotte del Cavallone e del Bove. Ne siamo a conoscenza grazie ai vari riferimenti degli esploratori successivi visto che, purtroppo, del manoscritto originario e del rilievo su pergamena se ne sono perse le tracce.

1705. Felice Stocchetti, fisico napoletano, la cita in una sua opera a stampa; così fece anche Francesco Cicconi (1759). Ma non fu la stampa il mezzo con il quale si diffuse la notizia dell’esistenza di questa meravigliosa grotta, bensì la tradizione orale della gente del posto ed i cantastorie.

1831. Michele Tenore, naturalista napoletano, tentò l’esplorazione della Grotta ma fu scoraggiato dalla mancanza di scale per superare i tratti più ardui. Visitò invece la Grotta del Bove, di più facile accesso.

1865. Per caso, un pastore tarantolese, Matteo Ciavarra, per recuperare una capra inerpicata sui monti, si ritrovò di fronte all’ingresso della grotta; questo, in un certo senso, fu l’inizio di una nuova era esplorativa che permise di riportare in auge l’interesse per la cavità, dopo più di un secolo di oblio. Il Dottor Egidio Rinaldi, infatti, si spinse ad un’esplorazione più approfondita della cavità spingendosi sicuramente oltre l’angusta parete in discesa della Bolgia Dantesca.

1893. Il cancelliere di Pretura Alessandro De Lucia, grazie all’utilizzo di corde e scale ed all’aiuto di un coraggioso contadino e di due minatori, riuscì a scendere lungo il Pozzo senza fine.

1893, dicembre. Il De Lucia, insieme a 46 cittadini di Lama dei Peligni e Taranta Peligna, diede vita alla Società delle Grotte del Cavallone e del Bove, con l’intento di valorizzarne il loro valore turistico. La Società, infatti, realizzò una scalinata di entrata nella cavità totalmente incisa nella roccia ed inserì delle scale di legno per facilitare i passaggi più difficili al suo interno. Organizzò inoltre un servizio di guide.

1907. Lo speleologo Vittorio Bertarelli effettuò una minuziosa ricognizione della cavità e ne stimò le dimensioni.

1912. A questa data risale la prima ricerca esplorativa con intenti scientifici. Il geologo e spelelologo De Gasperi effettuò le prime ricerche geomorfologiche e produsse la reale, per dimensioni, planimetria della grotta.

1913. L’archeologo Ugo Rellini effettuò diverse ricerche paleontologiche all’interno della cavità.

1948. Fino a questa data le ricerche furono ferme, sia a causa delle due Guerre, sia a causa di dispute interne alla Società delle Grotte. Da qui si susseguirono numerose campagne speleologiche e di studio geomorfologico della cavità.

1949. Nel corso del Congresso nazionale di Speleologia (Chieti), venne fatta visitare la Grotta del Cavallone. Questo indusse a richiamare l’interesse anche di studiosi stranieri tra le quali la spedizione dell’Università di Oxford con: F. H. Witehead, Michael Holland, David Russel e il giovane Mario Di Fabrizio scopritori della Galleria dei Laghi.

1950-1960. Nuovo impulso alle esplorazioni grazie al CAI Bolognese e CAI Chietino.

1961/1962. Il gruppo speleologico URRI di Roma rileva la cavità complementare e supera brillantemente alcuni ardui passaggi (lo pseudo sifone, dove si arrestarono le esplorazioni precedenti, un sifone ed il pozzo senza fine). Inoltre, insieme Domenico Di Marco, diede vita alla toponomastica ufficiale della Grotta.

1987. Giovanni Piazza e Luigi Centobene, dello Speloclub di Chieti, scoprirono la Galleria dei Laghi, superando il sifone fino ad allora inviolato.

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