Dove si trova?

La Majella (o Maiella) , considerata dagli abruzzesi la Madre delle Montagne per la conformazione delle sue rocce che ricordano la forma femminile, è il secondo massiccio più alto degli Appennini continentali dopo il Gran Sasso.
Situata nell’Appennino centrale abruzzese al confine con le province di Chieti, Pescara e de L’Aquila, si eleva a circa 40 km da Mar Adriatico.
A prima vista è selvaggia, aspra. Molte delle sue vette superano i 2000 metri d’altitudine. Vasti sono gli Altipiani d’alta quota, i pianori, spesso ricoperti di detrito, tondeggianti per effetto dell’azione millenaria dei ghiacciai; profondi sono i suoi valloni, diffuse le doline e le pietraie.
I suoi versanti, in particolar modo quelli nord-orientali, sono solcati da selvaggi e lunghi valloni, spesso veri e propri canyons, scavati dalle acque: la Valle del Foro, patria del gufo reale; il Vallone di Selvaromana; il Vallone dell’Orfento, ricco di faggete; la Valle di Santo Spirito ed il Vallone di Taranta, dove si collocano le maggiori cavità della Maiella, tra le quali la nostra Grotta del Cavallone.
La sua vetta più alta è il Monte Amaro (2793 m di altitudine). Le altre cime principali del gruppo sono: Monte Acquaviva (2737 s.l.m.), Monte Focalone (2676 s.l.m.), Monte Rotondo (2656 s.l.m.), Monte Macellaro (2646 s.l.m.), Pesco Falcone (2546 s.l.m.) e la Cima delle Murelle (2598 s.l.m.).

Intorno alla Majella possiamo osservare, separati dalle Valli dell’Orta e dell’Aventino, i gruppi del Monte Morrone e del Monte Porrara ; collegata al massiccio tramite gli Altipiani Maggiori d’Abruzzo, è invece la zona dei Monti Pizzi.

Da dove viene il suo nome?

Diverse sono le teorie etimologiche sul suo nome. Molti sostengono che questo abbia origine divina e prenda il nome dalla Dea Maia, madre di Mercurio. La leggenda racconta che Maja si sia recata sul monte alla ricerca di erbe medicinali per salvare il figlio ferito in battaglia. Altri sostengono che l’antico nome di questa montagna sia Nicate, dalla contrazione delle parole greche nican ed aete: vincere il vento. Altri ancora ipotizzano che questo derivi dal Maggiociondolo (Maio, albero d’Alpe), albero che con i suoi fiori gialli in primavera adorna i boschi della Maiella. Altra ipotesi è la sua derivazione dal latino maior mons. Il suo nome, aldilà del dibattito etimologico, è storicamente intriso di valore simbolico e mistico: divinità, religiosità, risveglio della natura in primavera, segretezza dei suoi rifugi.

La Majella, per il suo essere profondamente selvaggia e suggestiva, ha sempre esercitato un fascino avvolgente e mistico per chi fosse desideroso di raccoglimento di preghiera, di solitudine. Ne sono testimonianza il passaggio e la presenza di eremi e di eremiti votati alla vita contemplativa.

La Montagna Madre è stata inoltre, per la sua posizione strategica e per il suo essere al centro di una delle maggiori zone di produzione e commercio laniero, patria ad alta quota di pastori e greggi. La Maiella è stato luogo sicuro di rifugio per le bande di briganti in guerriglia contro i Piemontesi dopo l’Unità d’Italia: basta farsi una passeggiata nella Località Tavola dei Briganti per rendersene conto.

La Montagna Madre è un luogo da assaporare lentamente. Qualcosa di più di un luogo. Riesce, attraverso i suoi colori ed i suoi profumi, ad avvolgere tutti i sensi di chiunque ci metta piede.

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